Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, potrebbe essere pronto a lasciare il carcere e ad entrare in un programma di affidamento in prova. L’udienza svoltasi il 12 giugno ha visto il sostituto procuratore generale di Milano, Valeria Marino, esprimere un parere favorevole riguardo alla sua richiesta, citando la buona condotta e le relazioni positive ottenute durante la detenzione.
Un passo importante verso il reinserimento
Stasi ha trascorso il suo periodo di detenzione in regime di semilibertà, e la richiesta di affidamento in prova non è legata a un eventuale riesame del suo processo, per il quale la difesa presenterà un’istanza. Il parere favorevole della procura si basa su diversi elementi, tra cui la fine pena prevista nel 2028 e i benefici già ottenuti, come il lavoro esterno e una transizione verso la semilibertà. Tali fattori inducono a ritenere l’affidamento in prova come un passaggio quasi automatico.
Il tribunale di Sorveglianza di Milano è atteso a emettere l’ordinanza di scarcerazione entro cinque giorni e, con ogni probabilità, assegnerà il programma di affidamento ai servizi sociali dove Stasi esercita come responsabile dell’amministrazione.
Testimonianze dal processo
Durante l’udienza, Alberto Stasi era presente e ha dimostrato un atteggiamento tranquillo e disponibile al confronto. L’udienza, con il parere positivo della procura riguardo all’affidamento, si inserisce in un percorso comune per i detenuti che si avvicinano alla fine della loro pena. Stasi avrà la possibilità di continuare a lavorare come contabile in uno studio situato nel centro di Milano, e spesso a queste opportunità lavorative viene affiancato un percorso di volontariato, il quale verrà specificato nel provvedimento del tribunale, includendo regole come i vincoli sull’orario di rientro e le limitazioni sui viaggi all’estero.
Una misura alternativa alla detenzione
Sebbene tecnico non sarà completamente libero, in quanto non dovrà più seguire l’obbligo di rientrare nel carcere ogni sera, come avveniva nel regime di semilibertà, sarà tenuto a rispettare le indicazioni stabilite per l’affidamento. Questa misura è alternativa al carcere principale, ma può essere revocata se non saranno seguite le prescrizioni.
La condanna di Stasi e il contesto giudiziario
Attualmente, Alberto Stasi si trova in carcere a Bollate, dove è stato recluso dal dicembre 2015 dopo che la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nella sua abitazione a Garlasco il 13 agosto 2007. Il suo percorso legale è stato lungo e complesso: inizialmente assolto nel 2009 e successivamente in appello nel 2011, ha visto queste sentenze annullate dalla Cassazione, che ha richiesto un nuovo processo. Nel 2014, il tribunale ha inflitto una condanna di 16 anni, confermata nel 2015.
Durante il periodo di detenzione a Bollate, Stasi ha potuto beneficiare di permessi, opportunità lavorative e, nel 2025, della semilibertà. La recente decisione riguardante l’affidamento in prova potrebbe segnare un capitolo nuovo e cruciale nella complessa vicenda legale collegata al delitto di Garlasco.





